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National networking meeting a Bologna, una giornata densa di scambi, idee, esperienze

Assessore Gazzolo: coinvolgere le comunità per divulgare la cultura di autoprotezione e di prevenzione

Bologna, 19 giugno 2018. Le buone pratiche per la gestione del rischio alluvioni, e la partecipazione dei cittadini ai processi di gestione del territorio. Il National networking meeting del progetto Life Primes ha offerto ieri un momento importante di confronto e sinergia tra progetti europei e sistemi di protezione civile. La conferenza, organizzata dalla Direzione regionale Ambiente dell’Emilia-Romagna, ha visto una prima sessione in plenaria al mattino, introdotta da Paola Gazzolo Assessore regionale alla protezione civile. “Chi ogni giorno vive e lavora sul territorio lo conosce a fondo, è portatore di informazioni derivanti dall’esperienza quotidiana fondamentali per la sicurezza delle comunità e può quindi fornire indicazioni, suggerimenti e proposte per affrontare nel modo più efficace ed efficiente i rischi, a fronte delle conseguenze portate dal clima che cambia. Lo prevede – ha aggiunto Gazzolo –  anche il nuovo Codice di Protezione civile: i cittadini devono essere coinvolti nella stesura dei documenti di pianificazione e i Piani Civici sono una prima sperimentazione delle nuove norme”.  “La nostra Regione – ha proseguito l’assessore – ha rivoluzionato il modo di comunicare l’allerta, rendendolo sempre più diretto, veloce e immediato grazie al portale AllertaMeteo Emilia-Romagna: forti dei passi avanti compiuti, candidiamo questo strumento a livello nazionale. Omogeneizzare le procedure, coinvolgere le comunità per divulgare cultura di autoprotezione e di prevenzione, anche con progetti di partenariato come Primes, è importante perché il cambiamento climatico va oltre i confini amministrativi e per affrontarlo serve un’azione di rete e di sistema”.

Nel corso della mattinata, sono seguiti altri interventi che hanno offerto spunti e suggestioni per la gestione innovativa del rischio alluvioni.

Carlo Cacciamani, dirigente del Dipartimento nazionale di Protezione civile, ha posto l’accento sui rischi crescenti che il Paese sta correndo per il mutamento degli scenari climatici e sulle soluzioni ed i progetti adottati a livello nazionale e locale. Strategie di miglioramento sono possibili: il sostegno “federato” tra regioni per la trasmissione e condivisione di competenze e conoscenze; nuovi tools tecnologici  per i cittadini, sempre più affinati. Anche se ciò non basta: diventa sempre più necessaria una formazione adeguata dei cittadini sui rischi e sulle misure di auto protezione. “Occorre dar vita ad un progetto sociale, uno spazio di conoscenza per cittadini formati ed informati”. Questa è la vera sfida per arrivare a comunità resilienti.

Dopo l’esposizione dello stato dell’arte dell’attuazione della Direttiva Alluvioni in Svezia a cura di Barbro Nalund – Landenmark della Swedish Civil Contingencies Agency, Resilience Development and Analysis Department, è toccato al professor Costantino Marmo, dell’Università degli Studi di Bologna, raccontare la semantica del rischio.
Partendo dagli studi di Charles J. Fillmore, linguista statunitense, Marmo ha esposto alcune teorie sul rischio e la consapevolezza, o meno, da parte del cittadino, individuando gli strumenti più adatti non solo per comunicare, ma per formare.  In fondo, lo scriveva già Aristotele: “è la pratica che produce l’abitudine a formarsi”.
E’ stata poi la volta di Nikèh Booister di Floodcom, presentare la sua esperienza nel campo dei giochi di ruolo applicati a migliorare la comunicazione del rischio, che stanno prendendo piede in molti paesi europei, con risultati positivi.

La conclusione dei lavori al mattino è stata affidata a Clarissa Dondi, dell’Agenzia regionale per la sicurezza territoriale e la protezione civile, project manager di Life Primes che ha raccontato gli sviluppi del progetto, le prossime fasi ed i positivi riscontri ottenuti a livello di Commissione europea.

La sessione pomeridiana è stata arricchita da due tavoli distinti, di discussione partecipata alla presenza di esperti ed esponenti del sistema di protezione civile; la prima sugli strumenti informativi di supporto alla gestione del rischio: come mettere a sistema le esperienze di diversi progetti. Il secondo tavolo, parallelo, è stato centrato sulla presentazione di una delle attività più rilevanti del progetto Primes, l’Azione C.1 “Homogeneisation and integration of monitoring and warning systems” a conclusione della quale verrà predisposto il “Manuale per l’omogeneizzazione e l’implementazione dei sistemi di prevenzione e allertamento”, contenente tre specifici protocolli relativi alle modalità di raccolta dei dati e valutazione del rischio, alle procedure di allertamento e di informazione e comunicazione.

Il bilancio in Emilia-Romagna. Piani civici di adattamento con azioni concrete proposte dai cittadini per rispondere alla sfida del cambiamento climatico, con esercitazioni di protezione civile, evacuazioni e simulazioni. È la sperimentazione avviata dal progetto comunitario Life Primes che, in Emilia-Romagna, coinvolge i comuni di Lugo e Sant’Agata sul Santerno (Ra), Imola e Mordano (Bo) nel bacino del Santerno; Poggio Renatico (Fe) nel bacino del Reno e Lido di Savio in comune di Ravenna per il rischio di ingressione marina.Le attività del progetto Life Primes si sono svolte attraverso workshop di informazione, sensibilizzazione e formazione sul rischio nelle tre regioni coinvolte: oltre all’Emilia-Romagna, anche Marche e Abruzzo.
Tre sono state le esercitazioni di protezione civile e, con l’attivazione di uno specifico sito web, ogni cittadino dei comuni coinvolti ha potuto presentare le proprie proposte per rendere il territorio più pronto a rispondere ai rischi a cui è esposto; sono state oltre duemila le persone coinvolte.

Le presentazioni sono disponibili nella sezione Comunicazione di questo sito

 

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